Furlans dal Gurizan

Furlans dal Gurizan

Trieste patriarchina e Fieste de Patrie

Pubblichiamo un articolo del prof. Gianfranco Ellero a commento delle resistenze (poche, ma che hanno avuto una forte eco)  a proposito dell’istituzione della Fieste de Patrie dal Friûl attraverso una nuova legge regionale.

Quando il Patriarca era signore di Trieste! di Gianfranco Ellero Il voto del Consiglio regionale del 17 marzo scorso, che ha istituzionalizzato la “Fieste de Patrie dal Friûl” – ideata da don Francesco Placereani e fin dal 1978 organizzata dall’Istitût Ladin-Furlan – è un atto di alto valore culturale e simbolico, perfettamente in linea con la storia della nostra regione. Se la legge avesse istituzionalizzato una “festa del Friuli”, nell’accezione di Provincia di Udine, o  “del Friuli friulanofono”, avrebbe manifestato una volontà scissionistica, lecita naturalmente ma non in linea con la storia della nostra regione, figlia ed erede della Patria del Friuli (una vasta provincia che obbediva a una sola legge votata da un Parlamento), sorta sul calco della “Carnia” d’Aquileia,  trasformata in ducato dai Longobardi, e in Patria (nel senso medioevale) dai Patriarchi: stiamo parlando di una regione multietnica e multilingue sia in senso orizzontale o geografico che in senso verticale o sociale, dalla durata plurisecolare (dal 1077 al 1805, forse da prima, se Everardo, duca franco del Friuli verso l’anno 850, è ricordato come “princeps patriae” in un inno aquileiese). C’è posto per Trieste nella Patria del Friuli? Se si conosce la storia, la risposta è affermativa, perché il Patriarca d’Aquileia fu addirittura proclamato signore di Trieste! Pio Paschini scrive, infatti, nella sua “Storia del Friuli”, che Trieste, posta in blocco dai veneziani ormai signori dell’Istria, fu liberata nel 1380 da un’azione militare combinata, dei friulani per terra e dei genovesi per mare; e poi, scrive ancora il Paschini, “i cittadini misero Trieste nelle mani del maresciallo patriarcale ed il 13 luglio i capi della città con tutto il consiglio crearono il patriarca signore di Trieste …”. Di lì a poco, tuttavia, la città cadde in mano del duca Leopoldo d’Austria: era il 1382. Non possiamo poi dimenticare che fino alla fine del Settecento a Trieste si continuò a parlare il “tergestino”, un friulano rifiutato poi dal popolo venetizzato ma rimasto in auge come lingua nobile fino alla metà dell’Ottocento fra “lis tredis fameis” della Città (si vedano i saggi di Ascoli e Cavalli). E non sono di chiara origine friulana molti cognomi di Trieste? Ma il 3 di aprile può essere a buon diritto festeggiato anche a Portogruaro, San Michele al Tagliamento e dintorni, fino al 1807 nella Patria del Friuli, oggi nel Veneto. Soltanto la Valcanale non ha mai fatto parte della Patria. Diremo, infine, che il 3 d’aprile potrebbe essere  ricordato anche a Pola, Parenzo, Lubiana, Villaco, città comprese nella Metropoli dei Patriarchi d’Aquileia … Non in linea con la storia, per ragioni troppo comprensibili per essere qui commentate, la proposta di coloro che ora propongono la “Festa della Venezia Giulia”, una regione fantasma, dai confini mai stabiliti ex-lege, e in ogni caso “contenuta” nell’antica e nobile Patria del Friuli (qui è d’obbligo il rinvio alla lettura di “Venezia Giulia, la regione inesistente” di Gino di Caporiacco).

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